“FAI UNA SCELTA LIBERA” - Incontro con don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera

C’è un altro modo di fare educazione civica: non solo con accurati e intelligenti percorsi didattici, ma con proposte di vita autentica. Da diversi anni al Cobianchi di Verbania va avanti il progetto “Upside Down” ideato da don Angelo Nigro. L’insegnante di Religione propone agli studenti incontri con uomini e donne dal cuore grande. Il nucleo incandescente della proposta è la testimonianza di persone, in grado di giocarsi fino in fondo, avendo a cuore il bene dei fratelli uomini. Sono passati, così, dall’ istituto scolastico verbanese, negli anni scorsi: don Claudio Burgio, Mario Calabresi, don Nandino Capovilla e tanti altri. Ciò che accomuna i diversi relatori è il desiderio di non accontentarsi di una vita grigia, cercando, perciò, di essere protagonisti di un bene più grande e vero. Le loro parole sono state e sono un evento in grado di coinvolgere le numerose classi presenti in un lavoro attivo e in un confronto che fa crescere.

All’interno del progetto di don Angelo c’è un filo rosso significativo: l’educazione alla legalità e la lotta contro l’ingiustizia. Da qui gli incontri negli anni scorsi con Fiammetta Borsellino, Nando Dalla Chiesa e, ultimamente, con don Luigi Ciotti.

Don Ciotti ha raccontato il 20 febbraio la sua esperienza nell’ Auditorium del Cobianchi davanti alle autorità e a un pubblico attento di studenti e docenti. Il sacerdote torinese ha lasciato in tutti un segno profondo. Le sue parole di fuoco hanno colpito per la forza e l’intensità di vita vissuta. Nel suo intervento ha sottolineato la verità dell’incontro che ha cambiato la sua vita: la vista di un barbone che leggeva libri. La sua domanda attenta e umana “chi è?”, si è trasformata nell’ascolto partecipe di quell’uomo: del suo grido, del suo dolore, della sua umanità ferita. La narrazione dell’esperienza ha svelato una caratteristica speciale del fondatore di Libera. Don Luigi colpisce tutti non solo perché guarda l’altro, ma perché lo sente. Sente la verità che fa male, quella che nessuno vede o nessuno vuol vedere. Tanti si rendono conto del suo talento speciale e lo seguono, ma anche la Chiesa ha accolto la sua specificità irriducibile. Mons. Michele Pellegrino (1903-1986), arcivescovo di Torino, gli diede, infatti, il compito di stare dalla parte degli ultimi, degli esclusi, dei rifiutati, con un discernimento pastorale certo: la luce della fede può arrivare nei posti scartati e agli uomini abbandonati. 

Don Ciotti ha fondato il Gruppo Abele e successivamente Libera. Le due associazioni non nascono da tessere o riunioni, ma da fatti a cui non ci si deve rassegnare. La prima: dalla non accettazione che una mamma e un padre debbano vedere la morte di un figlio, per sostanze chimiche distruttive immesse sul mercato da speculatori corrotti e criminali. La seconda: dal desiderio di verità totale e di giustizia completa, causati dalla morte di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta. Don Luigi avrebbe dovuto incontrare per un caffè Falcone: avevano promesso di rivedersi dopo un corso a cui erano stati relatori. Stragisti e, soprattutto, mandanti, purtroppo, recisero la vita del giudice. Da lì la lotta indomita del sacerdote torinese per la verità integrale, le successive minacce mafiose, l’attribuzione di una scorta e un ulteriore rafforzamento delle misure di protezione dopo le parole di Riina del 2013.

La cerimonia di lettura dei nomi delle vittime della mafia è nata anch’essa non da un progetto o da un’idea, ma da un fatto. A una cerimonia in memoria delle vittime di Capaci don Ciotti vide una donna anziana piangere in modo irrefrenabile: era la mamma di Antonino Montinaro, leccese di Calimera, poliziotto di scorta a Falcone. Le mani di quella donna, il suo pianto senza fine, il suo cuore di mamma ferito chiedevano una cosa: il suo nome non deve morire. Don Luigi sente il dolore, mette il suo cuore accanto al cuore della donna stremata e parte: nasce la commemorazione del 21 marzo. Genitori, figli, amici delle vittime hanno finalmente una casa e una certezza: la verità non può morire.

Le provocazioni di don Ciotti alla platea sono state tante: ad avere due stomaci come le formiche (il primo per sé, il secondo per distribuire aiuto ai deboli), ad avere occhi grandi come il gufo per vedere che la notte del nichilismo sarà superata dall’alba della vita, a fare scelte autentiche di vita.

Non si può restare chiusi nella comfort zone degli schermi (cellulari, computer, serie tv), in un mondo che brucia e in cui altri uomini soffrono. Bisogna scegliere: è da uomini e da donne non restare passivi.

Grazie a don Luigi Ciotti per il suo grande ideale comunicato con passione ai giovani e grazie a don Angelo per il suo mettere di fronte agli studenti proposte di vita grande.               

A cura di Vincenzo Rizzo

 

Don Ciotti
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